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La “Giovane Kehilà” segnalano alcuni elementi della puntata “l’Erba dei Vicini” che hanno lasciato perplessi molti dei telespettatori residenti in Israele

March 12, 2017

Comunicato originale

 

 

L'Erba dei Vicini

 

Gerusalemme, 19 aprile 2016 – 11 Nissan 5776

 

Il Consiglio della Giovane Kehilà, l’organizzazione dei giovani italiani in Israele, si congratula con

Beppe Severgnini per aver dedicato a Israele la puntata del suo programma televisivo su RAI 3 “L'Erba dei Vicini” di giovedì 14 aprile, nel tentativo di raccontare una realtà spesso filtrata dagli interessi politici e dal sensazionalismo mediatico.

 

Giovane Kehilà desidera segnalare alcuni elementi della puntata che hanno perplesso molti dei

telespettatori residenti in Israele. In qualità di giovani italiani che vivono, studiano e lavorano qui, ci

addolora vedere questo Paese rappresentato da voci prive di autorità se non addirittura operanti in malafede, specialmente in un programma condotto da un giornalista di prim'ordine come il sig. Severgnini. Se parliamo di Israele, chiediamo di parlarne a persone che conoscono questo luogo, che vi hanno vissuto e lavorato; non ad opinionisti ignoranti che ammettono di non visitare Israele da anni ma si siedono sfacciatamente in poltrona (senza contraddittorio) a portare un punto di vista irrilevante e distruttivo.

 

Sentire il termine “apartheid” affiancato a “Israele” — pronunciato da qualcuno che dichiara di non

averlo mai visto coi propri occhi — addolora i sottoscritti, che vivono la realtà multietnica, liberale e

tollerante d'Israele ogni giorno nei campus universitari, nelle compagnie start-up e nelle centinaia di

organizzazioni locali che promuovono la coesistenza tra i cittadini israeliani di ogni religione.

 

Quando parliamo d’Israele, piuttosto, raccontiamo delle start-up di WeWork a Sarona e di Made in

Jerusalem a Gerusalemme, risultato di una cultura del rischio e di una inguaribile fiducia nei sogni, non di

una serie di circostanze fortuite. Parliamo del tasso di disoccupazione sotto il 5%. Parliamo del liberalismo di

Tel Aviv, che durante la puntata di EDV è stato un elefante nella stanza, spesso menzionato ma mai

mostrato. Parliamo dei movimenti LGBT, dei gay pride con 180.000 partecipanti e dei giovani gay

palestinesi che cercano rifugio in Israele. Parliamo del tram di Gerusalemme. Delle università, tra le migliori al mondo per ricerca e innovazione.

 

Se si fa giornalismo, lo si fa fino in fondo; non si fa il gioco del name-drop per vincere lo share.

Esprimiamo quindi il nostro disappunto per la scelta di alcuni ospiti invitati e per la mancata presenza di

Tzipi Livni ed Etgar Keret, pilastri la prima della politica il secondo della cultura in Israele. Ringraziamo

infine Astore Modena e il Prof. Sergio Della Pergola per i loro interventi e Lior Misano per averci

rappresentato parlando di coesistenza tra ebrei ed arabi, la coesistenza che noi viviamo ogni giorno in classe e in ufficio.

 

Bravi coloro che terminata la visione del programma hanno deciso di informarsi e di vedere la realtà

israeliana coi loro occhi

 

Michael Sierra, Presidente

Simone Somekh, Ufficio Stampa

 

Osservatorio Antisemitismo 

Moked (UCEI) 

 

 

 

 

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