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Conclusi i lavori di Ye’ud 2017 L’identità che guarda al futuro

Di moked.it

 

Si è da poco conclusa la settimana che ha visto giovani delle Comunità ebraiche di Roma, Milano, Firenze, Trieste, Casale Monferrato e della comunità ebraica italiana di Gerusalemme in Israele impegnati nell’intenso programma di Ye’ud 2017.
Il tema affrontato è stato quello della leadership in relazione alla nostra complessa contemporaneità. Fin dalla giornata di arrivo sono state messe in luce alcune parole chiave legate a questo concetto, la struttura degli incontri attraverso cui sarebbe stato affrontato, le visite esperienziali in programma e i laboratori sperimentali finalizzati all’elaborazione pratica dei contenuti.
Il programma di Ye’ud è innovativo e lungimirante fin dal suo concepimento e gli incontri sono stati di una qualità molto alta, consentendo ai partecipanti, in solo una settimana, di entrare in contatto con sensibilità, esperienze e punti di vista molto diversi e acquisire moltissime informazioni utili alla lettura e interpretazione di una relazione complessa quale è quella fra Israele e le comunità in diaspora, fra cui nello specifico quelle Italiane.
Il primo giorno, come già detto, è stato focalizzato sulle strutture amministrative dello Stato d’Israele e sul processo storico che ha determinato la loro forma attuale. I ragazzi hanno visitato infatti la Corte Suprema israeliana, la Menorah accanto alla Knesset, il quartiere Mishkanot Shaananim e i tunnel del Kotel nella città vecchia. In quei luoghi i ragazzi hanno riflettuto sul significato dei simboli e della storia comune nella creazione dell’identità collettiva.
La seconda giornata di Ye’ud si è focalizzata sulla descrizione dei vari aspetti di vita che si possono trovare nella società israeliana.

 

Ad aprirla Sergio Della Pergola, che ha illustrato i flussi demografici e migratori del popolo ebraico, dentro e fuori Israele, anche in relazione agli eventi storici mondiali. A seguire rav Hillel Sermoneta ha presentato la pluralità di interpretazione nell’ebraismo facendo riferimento alle diverse Yeshivot. La mattinata è stata chiusa da Ilan Frydman, che ha presentato attraverso l’esperienza diretta vari metodi per innescare e intraprendere una discussione, e diversi metodi per stimolare le persone a parteciparvi attivamente. Dopo pranzo Roberto Della Rocca ha rappresentato un quadro politico di Israele attuale a partire dalla natura di Israele come Stato Democratico nel Medio Oriente, con tutte le problematiche che ne conseguono. A seguire Eliana Gurfinkel ha illustrato una panoramica storica sui movimenti storici israeliani, dagli albori del Sionismo ad oggi. Poi Shmuel Wigoda, nella sua sessione serale, ha affrontato il tema “Education & Leadership” tramite l’interpretazione e lo studio di alcuni passi del Talmud e della Ghemarà dedicati al rapporto fra insegnate e allievo, fra lo studio e la sua ricaduta nel reale. La giornata è stata conclusa dall’incontro con Vito Anav, presidente uscente dell’Irgun Olei Italia in Israele, che ha condiviso con i partecipanti le sue esperienze e ha raccontando uno spaccato della realtà sociale israeliana.
Venerdì Idan Sestrieri, in quanto responsabile Masà, e Michela Misano responsabile Masà Italia, hanno presentato il loro lavoro e le possibilità per accedere ai programmi pensati per aumentare e valorizzare il contatto fra Israele e i giovani ebrei in diaspora.

 

Dan Wiesenfeld ha coinvolto quindi le ragazze e i ragazzi di Ye’ud in un “gioco” finalizzato alla sperimentazione dell’apprendimento esperienziale e all’elaborazione in prima persona dei concetti emersi nei giorni precedenti, in particolare quelli attenenti alla comunicazione all’interno di un team e con l’esterno ma anche in generale attorno al concetto di leadership diffusa. È stato poi il turno di Jonathan Sierra, esperto di innovazione tecnologica che ha approfondito il perché della definizione di Israele “Start Up Nation”, a partire dai suoi elementi costitutivi e imprenditoriali dagli anni ’70 ad oggi, sottolineando come una gerarchia fluida, l’investimento sui giovani e la scelta di creare un mercato nel settore dei servizi sia stata fondamentale per far nascere un ecosistema di idee ed economie oggi in forte crescita e di come, per raggiungere un obiettivo dato, sia necessario creare condizioni adeguate già in partenza.
Shabbat è stato un momento di grande spiritualità, incontro e aggregazione. I giovani di Ye’ud si sono fusi con quelli di Giovane Kehila, movimento giovanile della comunità italiana in Israele. Il nuovo gruppo, composta da circa 50 persone, ha iniziato Shabbat al Kotel per poi camminare attraverso Gerusalemme fino a Kyriat Moriah e festeggiare con lo studio, con canti e con giochi di gruppo. La mattina di Sabato, il gruppo si è avviato, tutto insieme, verso il Tempio Italiano Hillel per fare Tefilat Shabbat insieme a rav Roberto Della Rocca e alla Presidente UCEI Noemi Di Segni. Presso il tempio si è svolto un breve ma intenso incontro di riflessione sulla parasha della settimana “Khayè Sarà”. Qui rav Della Rocca ha rapportato il concetto di leadership al legame fra padre e figlio, fra adulti e nuove generazioni, sottolineando l’importanza di lasciar spazio ai giovani consentendo loro di crescere nella responsabilità. Di Segni, citando anch’essa la parashà, ha trasmesso ai giovani il loro essere protagonisti in un contesto di relazione Italia-Israele davvero importante, soffermandosi sul peso che questi progetti hanno, sulla sfida che l’ebraismo, anche italiano, sta vivendo e sull’apporto imprescindibile che i giovani potranno e dovranno mettere in atto. Dopo i saluti i cinquanta giovani si sono diretti, sempre insieme, verso il pranzo e poi hanno partecipato ad un laboratorio organizzato da Michael Sierra in quanto presidente di Giovane Kehila, dedicato al sentimento di unione che lega gli ebrei italiani a israele e viceversa, alla loro complementarietà, alla loro reciprocità e allo spirito di appartenenza delle comunità. Dopo Arvit e Havdalà, i ragazzi di Ye’ud hanno salutato i loro colleghi per riprendere le attività con Dan Wiesenfeld e lavorare sul concetto di team in relazione a sistemi complessi, allo sviluppo di un’intelligenza collettiva, sulla necessità di essere leader fluidi (piuttosto che leader carismatici o solo carismatici) adattando il team ai vari processi e progetti, applicando non una modalità di controllo ma di influenza, valorizzando differenze, peculiarità, professionalità all’interno di un lavoro di squadra.
La domenica si è aperta con la visita di Avraham Duvdevani, Chairman della World Zionist Organization che dopo aver espresso quanto siano importante, a suo parere, progetti come Ye’ud, ha augurato buon lavoro al gruppo.

 

L’incontro con Daniele Segre è partito dalla natura delle connessioni umane per riflettere sul processo che dall’evento porta all’interpretazione, allo sviluppo di sentimenti e alla reazione anche in relazione al tempo, all’esperienza, al carattere. A seguire Dan ha proseguito su questi concetti approfondendo le diverse reazioni possibili e la loro definizione e fornendo alcuni strumenti utili all’interpretazione e alla gestione delle emozioni. Fra questi due incontri è avvenuto il momento di Gilad Peled per l’Agenzia Ebraica, che ha sollecitato una discussione sul valore simbolico che Israele incarna e su come ognuno lo viva per poi illustrare diverse possibilità di relazione fra i giovani ebrei in diaspora e Israele. Nel pomeriggio è stata visitata la Tomba di Samuele e dopo una riflessione sulla leadership di Samuele come profeta e come ultimo giudice d’Israele, i ragazzi si sono recati alla base di Latrun. A Latrun, hanno sentito la storia delle varie battaglie del luogo e del suo significato strategico. Collegandosi al tema della leadership, Michael Sierra ha raccontato la storia di un amico mancato nell’operazione Zuk Eitan, un’immagine che è stata sentita come molto vicina e forte da ognuno.
Dopo un giro in centro a Gerusalemme i giovani hanno partecipato ad una cena dove Yishai Bonnie ha condiviso con il gruppo l’importanza che dà, nel concetto di leadership, alla forza di volontà. Lunedì, ultimo giorno di Ye’ud, è stato molto toccante. La mattina Giordana Moscati ha accolto il gruppo al Monte Herzl sollevando importanti riflessioni sul valore del luogo e sulla complessità emozionale che lo contraddistingue in quanto cimitero ma anche monumento alla memoria e all’eroismo. La visita a questo luogo ha generato profonda commozione nei ragazzi e rinnovato lo spirito di appartenenza interno al gruppo e fra il gruppo, l’Italia e Israele. Dopo pranzo si è partiti verso il Rabin Center, Tel Aviv. Qui il tema è stata la Guerra dei sei giorni, il contributo delle grandi personalità che vi hanno preso parte, il ribaltamento della situazione di conflitto e le sue conseguenze sul presente attraverso una mostra interattiva dedicata. A questo è seguito l’ultimo laboratorio pratico di Dan, che ha dato ulteriori nozioni sul complementarietà e interdipendenza all’interno di un team, proponendo organizzazioni del lavoro diverse di fronte ad obiettivi diversi e mettendo al centro il processo di apprendimento continuo, a partire prima di tutto dagli errori come possibilità di crescita e superamento delle crisi.
La serata si è conclusa a Netanya, dove i giovani di Ye’ud hanno preso parte all’incontro fra la comunità ebraica locale e Gianluigi Benedetti, ambasciatore italiano in Israele.

 Martedi, prima delle partenze, c’è stata una sessione conclusiva, di riflessione su quanto vissuto. Qui è emersa la trasformazione da gruppo a team che le ragazze e i ragazzi di Ye’ud hanno vissuto. La settimana è stata preziosa, di grande stimolo e costruzione di strumenti utilissimi per analizzare, vivere e costruire il mondo complesso in cui siamo immersi e che desideriamo per il domani. La contemporaneità è fatta di sfumature dove l’identità ebraica si declina a partire da informazioni e sentimenti stratificati nel presente e proiettati verso il futuro. Lo spazio-tempo che contraddistingue l’oggi ci da grandi possibilità ma anche grandi responsabilità. La velocità che viviamo deve essere corrisposta da grande attenzione e consapevolezza, l’essere parte di un mondo dove tutto è connesso necessita di una continua riflessione sulla nostra natura, sui nostri valori, sulle nostre speranze. L’impegno verso il futuro e verso gli altri è qualcosa che è mosso da obiettivi razionali ma anche da sentimento di coesione, e dall’amore. La crescita che è avvenuta in questa settimana è stata un’accelerata nelle vite di ognuno dei partecipanti. Ye’ud ha accorciato le distanze, quelle fra le comunità italiane, e quelle fra Italia e Israele, facendo sentire questi giovani parte di una nuova comunità, che è diffusa fra Gerusalemme, Roma, Milano, Trieste, Firenze e Casale Monferrato, una comunità immateriale, che supera i confini amministrativi, che darà frutti nutrienti, gustosi, profumati e belli, che è la somma di tutti i modi dell’essere umano, che considera le esigenze degli altri, che è uomo e che è donna. Una comunità unita attorno al sentimento di essere ebrei, che per usare le parole di rav Roberto della Rocca, “quando sono in Italia sognano Israele e quando sono in Israele sognano l’Italia”. Un ringraziamento particolare va a Claudia Jonas, coordinatrice del progetto, per l’energia, per la passione e per l’amore che senza il quale il progetto non sarebbe stato possibile.

 

Daria Carmi, Ariel Limentani e Michael Sierra

 

(17 novembre 2017)

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